IL CANILE LAGER

Non ti preoccupare:
Del numero di animali nelle gabbie;
Del controllo medico;
Delle condizioni fisiche degli animali;
Del fatto che i ratti mangiano dalle scodelle dei cani;
Dei cani ciechi che muoiono di fame perché non trovano cibo;
Dei cani che si divorano tra di loro;
Dei cani senza occhi e senza zampe;
Dei cani con le zampe amputate e con orrende ferite;
Dei cani che girano continuamente su se stessi nella gabbia;
Dei cani feriti, massacrati e morenti;
Dei cani malati di malattie orribili;
Dei cani strozzati da quei tremendi cappi di metallo arrugginiti;
Della mortalità che ha raggiunto il livello di 97%;
Del fatto che gli animali non escono dalla loro gabbia se non da morti;
Del fatto che i cani nati nelle gabbie muoiono nelle gabbie;
Dei documenti di denuncia che spariscono come se fossero dissolti nell’aria;
Delle istituzioni che vengono vanno e non fanno niente;
Non ti preoccupare se questi cani muoiono….. è la volontà di Dio dicono, il Signore che concede e toglie la vita.

I canili in Bosnia sono ben diversi da qualsiasi nostro immaginario: sono veri e propri lager dove l’unico destino dei presenti è quello di una morte certa che arriva dopo giorni di fame, sofferenze e dolore.
Questi luoghi sovraffollati sono “popolati” da animali abbandonati dai loro proprietari e da randagi che vengono ammassati in attesa di una morte lenta, dolorosissima, macabra, atroce.

Il vecchio sito di smaltimento dei rifiuti di Kurevo si trova a circa 8 Km dalla zona residenziale e copre un’area di oltre 60.000 mq. La discarica non è altro che un’enorme fossa scavata nel terreno e a cielo aperto, che da tempo straripa di rifiuti. Il luogo è terribile di per sé e il fetore di immondizie putrescenti che entra nelle narici si incolla addosso e sui vestiti. Tra i rifiuti solo cornacchie in cerca di cibo e loro…. I cani catturati!

All’interno di questo enorme spazio, sulla collinetta centrale, sorge il “resort” comunemente chiamato “Death Shelter-Canile della Morte”.
Inaugurato nel 2009, anno di approvazione della legge nazionale sulla protezione degli animali, ha già visto morire più di 7000 cani dalla sua apertura.

Il canile è formato da un unico recinto di 100 mq, con all’interno cucce di legno che non forniscono alcun riparo viste le temperature tragiche del luogo.
I cani, di differente sesso e taglia, “vivono” insieme indistintamente e camminano tra i cadaveri dei più deboli ormai deceduti. Ma si assiste costantemente anche a scene di cannibalismo: il freddo, la fame e la follia spingono i cani a mangiarsi l’uno con altro; i più piccoli vengono sbranati da quelli di grossa taglia provocando una morte atroce, e i restanti restano a soffrire per giorni in attesa di una morte spietata per mano dell’uomo.
A ridosso del recinto principale sorge una costruzione di legno di circa 20 mq, suddivisa in 4 box, che “ospita” le partorienti e i cuccioli. I cuccioli sono i primi a morire. Molti di essi trovano la morte dopo pochissimi giorni dal loro ingresso; sembrano piccoli peluches addormentati, ma in realtà la morte di stenti, congelamento, o soffocamento ha provocato loro una sofferenza interminabile.

15 sono i giorni, per regolamento comunale, di speranza per un cane accalappiato di scampare alla morte. La soluzione sarebbe l’adozione, ma le adozioni locali non avvengono mai. In media, nel canile lager di Prijedor, vengono uccisi oltre 150 cani al mese con metodi assurdi, se non collassano prima di stenti o di cannibalismo.
La gestione del canile lager è ben nota ai media locali da anni, ma qualunque loro intervento non si è mai rivelato efficace e tanto meno risolutivo del problema.
Si stima che la popolazione canina nella municipalità conti circa 3.000 esemplari abbandonati a se stessi.
Già in partenza, esaminando questo dato, appare evidente che qualcosa non funziona. Che soluzione è rinchiudere un centinaio di cani sfortunati in gabbie di un metro, mentre altri 2.900 girano sul territorio?

L’iniezione per eutanasia, che dovrebbe essere il metodo di uccisione prestabilito, non viene mai adottata all’interno della struttura in quanto troppo costosa, quindi la soppressione degli animali detenuti avviene attraverso l’ingerimento di candeggina, detersivo per piatti, topicidi, bastonate fino al dissanguamento o schegge di vetro nel cibo.
Il veterinario del canile ha il compito di individuare i cani malati che saranno soppressi per evitare il rischio di contagio con altri cani. L’assurdità è che anche una semplice zoppia o rogna garantiscono la condanna a morte. Più volte, nei primi anni di operato, è stato effettuato uno sterminio un’ora prima dell’arrivo dei nostri volontari bosniaci che venivano a ritirare alcuni cani per portarli in Italia, dove già si era trovata un’adozione.

Un importo di 108.000 KM (pari a circa 55.000€) viene assegnato annualmente ai gestori del lager dal comune di Prijedor per il lavoro di uccisione e di ipotetica gestione degli ambienti.
Chi si dovrebbe occupare della pulizia del canile e di accudire gli ospiti concentra la sua attività principalmente sull’accalappiamento.
Adottare un cane in canile lager è praticamente impossibile; sia a causa degli orari di apertura alle visite che non consentono ai normali lavoratori di recarsi a scegliere un cane, sia per una giurisdizione in continuo cambiamento che non dà certezze a chi vuole informazioni sull’operato della direzione. Lucrare sulle soppressioni di quasi il 100% dei cani accalappiati diventa così molto semplice.
Il nostro operato sul territorio viene visto come una crescente minaccia nei confronti del business sui randagi e le autorità ci accusano ingiustamente di compravendita di animali domestici e di collaborazione con aziende europee che praticano la vivisezione. A causa di questa reputazione che ormai ci precede su tutto il territorio, i volontari locali con cui collaboriamo non sono più autorizzati a entrare in canile a riscattare i cani. Tramite diffida è stato proibito qualsiasi tentativo di adozione anche su riscatto. Non possono più nemmeno avvicinarsi ai cancelli per dare da mangiare ai cani o per fare loro qualche coccola e devono subire costantemente indagini e persecuzioni.

Il recupero dei randagi per le strade è sempre più compromesso: nella primavera del 2017 la municipalità acquista, grazie all’approvazione di una legge statale, fucili a dardi anestetici che permettono di catturare anche gli esemplari più selvatici e diffidenti. In questo modo nessun cane può sfuggire dalle loro mani e ogni strada è macchiata del sangue di vittime innocenti. Questi veri e propri squadroni della morte sono composti da tiratori scelti, dotati di cerbottane con dardi avvelenati, che inseguono uno dopo l’altro i randagi da eliminare. L’utilizzo di quest’arma purtroppo provoca molti decessi immediati, per l’uso di dosaggi eccessivi di anestetico durante la cattura. I cani vaganti trovano spesso una fine immediata, o alla peggio vengono accalappiati senza fatica e gettati nelle gabbie del lager ancora addormentati, diventando prede facili per i cani affamati già presenti. Si punta sulla quantità, visto che ogni vittima viene ripagata profumatamente.

Chi si oppone a questo trattamento bestiale? Chi mai denuncia?
La nostra associazione ci prova da anni, nonostante gli insulti e le false accuse mosse dalle autorità. Di una cosa siamo certi: non ci fermeremo mai davanti a queste ingiustizie

“L’acqua si scava la strada anche attraverso la pietra e quando è intrappolata si crea un nuovo varco.”

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